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Jacopone da Todi

Nacque a Todi nel 1230, in una delle case dei Benedetti situate nel rione Colle, vicino al Tempio di S. Fortunato a quel tempo posseduto dai Camaldolesi. Esercitò forse la professione di procuratore legale o di notaio, come si può desumere dal suo lessico personale e da frequenti riferimenti contenuti nelle Laude. Da un manoscritto quattrocentresco detto La Franceschina del padre Oddi apprendiamo che nel 1268 sposò Vanna dei Conti di Coldimezzo che morì tragicamente durante un ballo nel crollo del pavimento di un palazzo. Sul suo corpo Jacopone trovò un cilicio e ne rimase sconvolto a tal punto da decidere di mutare radicalmente la propria esistenza. Per dieci anni indossò l'abito del "bizzoco", cioè il saio grigio, simile a quello dei francescani, della penitenza iniziando così una vita basata sull'umiltà, sul disprezzo della propria natura, sulle umiliazioni, nel tentativo disperato di elevare la sua anima a Dio.

 ImageMolti sono gli aneddoti che riguardano gli strani atteggiamenti da lui adottati in questo periodo: si dice ad esempio che girasse per la città ingiuriandosi o addirittura nudo coperto di penne di gallina, o carico di un basto d'asino con il morso fra i denti, tanto essere detto da una parte della critica letteraria moderna "pazzo" o “folle di Dio”. I più recenti studi hanno definitivamente ridimensionato questa presunta follia derivata da un comportamento comune a molti penitenti del tempo. Entrò forse nel 1278 nell'Ordine francescano già lacerato da numerose tensioni interne, rappresentate dagli Spirituali da un lato più rigorosamente aderenti allo spirito del santo fondatore e dai Conventuali, che invece accettavano i compromessi e gli adattamenti del tempo. Non vi sono documenti che lo attestino, ma probabilmente Jacopone si schierò a favore dei primi per temperamento e per personalità.

Jacopone scelse la poesia nella forma d lauda perché ritenne questo mzzo espressivo il più aderente alle necessità didattiche che si proponeva per ammaestrare gli altri al raggiungimento della perfezione. La stessa origine della lauda del resto era dettata dalla necessità immediata e diretta di educare alla preghiera e alla penitenza evocando i temi tradizionali della Madonna, dei santi, della nascita e della Passione di Cristo. Merito del tuderte è quello di averli rinnovati ed arricchiti con l’ispirazione dettata dalla sua forte personalità così incline alla drammatizzazione del vivere terreno rinnovati però dalla sua singolare personalità e arricchiti da numerosi spunti autobiografici. Per la composizione dei testi Jacopone approfondisce anche i propri studi teologici, ma la durezza ed il doloroso cammino delle sue scelte lo portano a polemizzare violentemente non tanto contro la dottrina, bensì contro gli atteggiamenti più terreni e venali di molta parte della Chiesa che egli non volle combattere perciò in quanto tale, ma perché portatrice di valori assolutamente in contrasto con il rigido spirito francescano cui egli cercava di informare la sua esistenza e che gli imponeva di vedere in essa la “Mistica sposa” redentrice.

La sua lotta contro i conventuali e contro Bonifacio VIII fu dunque una sorta di eroica sfida ai poteri consolidati. Egli conosceva bene il papa, al secolo Benedetto Caetani, per averlo frequentato a Todi dal 1260 quando questi venne chiamato dallo zio Pietro al canonicato di Santa Illuminata, e consceva bene gli altri protagonisti delle terribile lotta di fine secolo, Matteo d’Acquasparta, quasi suo coetaneo con il quale sicuramente avrà avuto lunghi colloqui in gioventù tra le mura della comune patria, Todi. Matteo, cardinale, fu generale dell’Ordine francescano e fedele seguace di Bonifacio.

Fatalmente Jacopone si trovò nel campo dei Colonna contro i Caetani e gli Orsini e all’alba del 10 maggio 1297 firmò a Lunghezza il famoso “manifesto” che era una violentissima accusa contro Bonifacio e la sua corte corrotta. Dopo l’assedio di Palestrina egli fu fatto progioniero mentre Celestino V, il papa del “gran rifiuto” veniva rinchiuso nella rocca del Monte Fumone. Si dice che Jacopone passò lunghi anni prigioniero a Todi nelle segrete di San Fortunato, ma se la notizia non è certa, si sa per certo che gli venne rimessa la scomunica durante il breve pontificato di Benedetto XI succeduto a Bonifacio nel 1303.

Si spense, assistito da Giovanni della Verna, la notte di Natale del 1306 tra le mura amiche del convento di San Lorenzo di Collazzone a pochi passi dal castello di Coldimezzo dove era vissuta la sua Vanna. Di lui si ricorda in tutto il mondo il lacerante grido di dolore contenuto nel Pianto della Madonna e l’altissima poesia dello Stabat Mater che è stato musicato dai più alti musicisti di ogni tempo.
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