Todi è cinta da tre concentriche cerchia di mura, che corrispondono all’estensione raggiunta dalla città rispettivamente in epoca umbro-romana, romana e medioevale.

Il terzo cerchio, che una cronaca locale attesta terminato nel 1244, è rimasta pressoché intatto fino ai giorni nostri anche per merito di numerosi e periodici interventi di restauro ed adeguamento alle nuove esigenze belliche. Oggi il suo circuito si estende per quattro chilometri ed è caratterizzato da numerosi bastioni e contrafforti e porte di cui la Perugina, la Romana e l’Amerina o Porta Fratta ricordano gli antichi percorsi romani e medievali.
Intorno al 1834 fu abbattuta la porta di San Giorgio, o di Santa Margherita, o della Consolazione, mentre le porte Orvietana e della Cupa sul versante occidentale franarono a valle (solo di porta Orvietana è possibile oggi osservare gli avanzi). Intorno agli stessi anni furono abbattute le quattro porte con chiusure caditoie che proteggevano la piazza grande.
Fanno invece parte della seconda cerchia di mura (di epoca imperiale) e sono ancora ben conservate Porta Libera, Porta Aurea, porta Catena (o di S. Antonio) così detta per le catene che la proteggevano e che ne sbarravano l’accesso per permettere in brevissimo tempo di organizzare la difesa della città, come ricordano gli antichi anelli di pietra tuttora esistenti che le assicuravano alle possenti mura.

Del “primo” cerchio di mura di epoca umbro-romana restano ancora numerosi tratti e quasi per intero la Porta Marzia sebbene abbia subito sostanziali modifiche nel corso del XVII secolo. Un discorso a parte merita il muro semicircolare in grandi blocchi di travertino murati a secco nella zona della Valle Inferiore (o delle Lucrezie), comunemente ed impropriamente detto “etrusco”, che rappresenta una delle più imponenti opere di contenimento del terreno mai realizzate in epoca romana.

Su di esso si aprono (e sono ben visibili ancor oggi) gli sbocchi dei due principali cunicoli (“inferiore” e “superiore”) realizzati per drenare le acque ed in parte ancora attivi, grazie ai quali l’intero complesso si è potuto conservare nel tempo.

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